Spotify

 

Il mondo della musica online è un mondo che da anni cerca di far fronte al fenomeno della pirateria e dei download illegali.

Spotify, dal canto suo, si è imposto come quell’alternativa di qualità, semplice e soprattutto legale per ascoltare musica.

Infatti, prima di Spotify chi voleva ascoltare musica aveva sostanzialmente quattro opzioni: pagare per ogni traccia scaricata, comprare un CD, usare YouTube o scaricare musica illegalmente.

Spotify: la versione freemium

Spotify ha però cambiato le regole del gioco con una versione freemium del proprio servizio che è riuscita ad attirare non solo gli utenti che erano disposti a pagare per ascoltare musica, ma anche e soprattutto quegli utenti che fino a quel momento ascoltavano musica illegalmente.

In questo modo, dei 50 milioni di utenti di Spotify, quei 37,5 che utilizzano la versione gratuita devono semplicemente sorbirsi ogni tanto qualche pubblicità.

spotify freemium

Questa strategia, anche se abbastanza costosa per Spotify, è servita ad attirare una grossa fetta di utenti che poi l’azienda cerca col tempo di convertire in utenti premium. Gli utenti freemium infatti, oltre a doversi sorbire le pubblicità non possono poi ascoltare la musica tramite Spotify su dispositivi mobile o in modalità offline.

Insomma, il processo di conversione degli utenti freemium in premium viene comunque basato sull’offerta di un servizio migliore.

Spotify: il segreto del successo sta nel TTPMF

La storia di Spotify è un ottimo esempio di growth hacking basato sul PMF.

A dire il vero Spotify più che aver utilizzato il concetto di PMF si basò più su una concezione diversa del concetto, ossia sul TTPMF
(Time to Product Market Fit).

Questi modo alternativo di concepire il PMF è stato ideato da Andrew Chen, ovvero l’Head of Rider Growth a Uber.

Il TTPMF si basa su un approccio finalizzato a massimizzare il più possibile il tempo di raggiungimento del PMF.

Come? Semplice, copiando!

Cos’è il TTPMF?

Secondo Chen il mondo è pieno di fantastiche idee di business che, per un motivo o per un altro, non sono state implementate nel modo giusto o che comunque non hanno raggiunto il PMF e il successo.
Non sarebbe quindi da condannare chi prende spunto da un qualcosa già esistente, lo copia, ma poi lo migliora per adattarlo alle esigenze del mercato e dei consumatori.

Questa, viene definita come la regola del’80/20, tramite la quale un nuovo prodotto viene ideato prendendo spunto da un qualcosa di già esistente (per l’80%), ma aggiungendovi un qualcosa in più che lo migliori (quel restante 20%).

Questo 20%, ad ogni modo, dovrebbe essere una caratteristica fondamentale del prodotto, un qualcosa che lo renda unico e di cui l’utente possa accorgersi nei primi 30 secondi del suo utilizzo.

Guardando i risultati raggiunti da Spotify e l’imminente entrata a Wall Street prevista per fine 2017 ed inizio 2018 sembra proprio che ci siano riusciti bene! 😀

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About Fabio Morelli

Mi definisco un "multipotenziale" grazie alla varietà di skills, interessi ed esperienze che possiedo. Ho avuto modo di lavorare in diverse startup occupandomi di Digital Marketing, SEO e Growth Hacking. Attualmente lavoro come SEO Specialist presso Accenture.
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