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chi sono i growth hacker

Introduzione

Qualche settimana fa abbiamo introdotto sul nostro blog il tema del growth hacking.
Per molti il growth hacking è un’innovativa forma di fare marketing, mentre per altri  questa nuova
“corrente filosofica” in ambito marketing è cosi rivoluzionaria che viene persino considerata il futuro del marketing.

Se ti sei perso il nostro articolo introduttivo su cos’è il growth hacking leggilo pure e procedi  poi con
questo post. 😉

Qualora fossi troppo pigro prosegui comunque…ti fornirò lo stesso una piccola introduzione. 😉

 

chi sono i growth hacker

Che cos’è il growth hacking?

Se hai già letto il mio articolo precedente puoi saltare questo paragrafo e proseguire con il prossimo.
Se invece non hai letto il mio primo articolo (male) o vuoi farti un ripasso (bene) continua pure a leggere.

Il growth hacking, pur essendo un termine nuovo per la maggior parte delle persone, anche per quelle che lavorano in ambito marketing o nelle startup, ha origine ben sette anni fa, precisamente nel 2010.

– Riflettendoci su a me sette anni sembrano un eternità. Non so a voi. –

Il termine growth hacking fu coniato da Sean Ellis, padre di questo movimento. Sean Ellis ha acquisito la propria notorietà lavorando e portando al successo numerose startup della Silicon Valley, prima tra tutte Dropbox.

Il growth hacking si configura come un nuovo metodo di fare marketing, legato soprattutto alla mentalità con cui il marketing stesso viene concepito. Questo mindset riguarda un approccio non standardizzato e non proprio da manuale.

Quindi nel growth hacking vengono utilizzate strategie di marketing che non troverete mai in nessun manuale di marketing tradizionale.
Queste strategie innovative spesso provengono da un mix di creatività, programmazione e data analytics. I growth hacker infatti amano i dati e compiono ogni decisione  o implementano ogni strategia solo dopo averne studiano ed analizzato attentamente i dati.

Oltre a questo i growth hacker perseguono la perfezione del prodotto.
Il cosiddetto Product Market Fit
.
Alla base di questo vi é l’idea che un prodotto o un servizio dovrebbe rispondere esattamente alle esigenze ed ai bisogni dei consumatori finali.
Il budget inizialmente a disposizione dovrebbe essere quindi utilizzato in primis proprio per rendere il nostro prodotto il più perfetto possibile per i clienti finali.
Solo in questo modo saremo infatti veramente in grado di rendere felice chi acquisterà da noi.
Questo porterà allo stesso tempo i nostri clienti a parlare bene della nostra azienda con i propri amici e familiari divenendo a tutti gli effetti la nostra prima forma di pubbicità.

Bisogna considerare poi che non vi é forma di pubblicità migliore per i nostri prodotti e servizi di quella fatta dai nostri attuali clienti che ne parlano bene ai proprio conoscienti.

Questa é solo una piccola introduzione al growth hacking, ma sufficiente per potere avere un’idea di base e poter proseguire con la lettura dell’articolo.

 

Chi sono i growth hacker?

Arriviamo finalmente al punto dell’articolo! 😀

In italiano non esiste una vera e propria traduzione letterale del termine. Per questo motivo molti traducono il termine “growth hacker” con “pirata del marketing”.

Le motivazioni dietro a questo tipo di traduzione sono almeno due:

  • la prima dovuta al modo in cui sostanzialmente il growth hacking ha rivoluzionato il modo di fare marketing, attraverso un mindset non solo creativo ed analitico, ma devoto all’ideologia del “vale todo” al fine di trovare quell’hack che permetterà di far crescere la propria azienda. Esattamente come è avvenuto con il caso Airbnb;
  • la seconda ragione è legata al cosidetto funnel del pirata A.A.R.R.R.
     Effettivamente leggendolo ad alta voce (fatelo solo se siete da soli) suona proprio come il verso di un pirata o come quel marinaio dei Simpson di cui nessuno conosce il nome 😀chi sono i growth hacker
    – Horatio McCallister btw 😉 -L’acronimo A.A.R.R.R sta per aquisition, activation, retention, referral e revenue, ma ci occuperemo di questo argomeno più nel dettaglio in futuro con un altro articolo.

Procedendo il nostro racconto su chi sono i growth hacker, va senza dubbio detto che questi nuovi professionisti del marketing hanno un background multidisciplinare, che abbraccia sì il marketing, ma si estende poi alla programmazione, al data analytics, alla SEO, alla SEM, all’e-mail marketing, alla gestione dei social media, all’A/B testing, al copywriting e chi più ne ha più ne metta!

Essì perché i growth hacker sono dei professionisti per così dire T-shaped, a forma di T insomma.

Che vuol dire?

Ci ho messo anche io un po’ a capirlo, lo ammetto.
In effetti detta così non suona molto chiara la cosa, ma forse questa figura può chiarirvi immediatamente le idee.

 

chi sono i growth hacker

 

O no?

Bé se il concetto ancora non vi quadra (capre) allora ve lo spiego io.

Il growth hacker, essendo T-shaped, ha un mix di conoscenze in ambito digital, ed almeno un paio di settori in cui può considerarsi un esperto, un master, un guru, un ninja… insomma credo ormai abbiate afferrato il concetto.

 

Che cosa fanno i growth hacker?

Dopo questa lunga premessa sembra che effettivamente i growth hacker siano i fighi del momento in ambito marketing, ma perché?

Il motivo per cui i growth hacker sono un figura professionale così ricercata al momento dalle startup, a tal punto da essere persino definiti degli unicorni, sono vari.

– ASPETTA! Perché unicorni? Semplice, perché dei bravi growth hacker sono veramente rari da trovare, come dice Sean Ellis –

 

chi sono i growth hacker

 

Quindi i growth hacker sono degli esperti di marketing, con un background multidisciplinare il cui unico obiettivo è però la crescita aziendale.

Grazie alle proprie conoscenze dell’ambito digital, al proprio mindset ed al proprio estro creativo i growth hacker, quelli bravi, riescono a far crescere aziende con budget ridotti o praticamente nulli.

Ad ogni modo per essere un buon growth hacker le qualità minime che bisogna avere sono:

  • Una mentalità aperta e creativa nel modo di approcciarsi ai problemi e nel pensare soluzioni.
    Solo così si potrà dire di possedere il cosiddetto mindset da growth hacker;
  • Essere innamorati dei dati. Infatti i nostri pirati del marketing sono fortemente data driven.
    Adorano i dati. Ogni decisione che i growth hacker compiono è guidata dai dati. Questo perché i dati mostrano l’evidenza. Mostrano cosa stia funzionando e cosa no. Cosa può essere migliorato.
    I dati rendono il successo ripetibile.
  • Essere curiosi. I growth hacker non solo amano sperimentare approcci e soluzioni nuove, ma amano accrescere sempre di più il proprio bagaglio personale e professionale.
  • Essere testardi. Con questo si intende il lato positivo di questa caratteristica, ovvero quello di non arrendersi. Per come abbiamo descritto sin ora il mondo del growth hacking sembra sia tutto bello e facile, ma non è proprio così. Questo perché non è detto che sia il primo hack a funzionare e nemmeno il secondo e forse neanche il terzo. Magari sarà il ventiquattresimo… chi lo sa? Il successo nel growth hacking arriva sperimentando e migliorando. Provando diversi hack ed analizzandone i risultati sarà infatti possibile con un po’ di tempo pazienza e magari anche fortuna, trovare quello giusto per far crescere l’azienda per cui si sta lavorando.

 

Dove lavorano i growth hacker?

Per come abbiamo descritto sin ora questo tipo di professionisti per lo più potrebbe venirci naturale immaginare il growth hacking esclusivamente come una professione relativa al mondo delle startup.

Volendo questo è uno dei miti che riguardano il growth hacking. E’ vero che molte delle storie di successo su questo fenomeno vengono proprio dal mondo delle startup. E’ anche vero che i growth hacker sono famosi per poter lavorare con budget limitati, ma ciò non vuol dire che questi professionisti possano lavorare solamente in quest’ambito.

Se infatti i growth hacker sono in grado di creare “quasi così dal nulla” i risultati tanto decantati senza un grosso budget pensate cosa sarebbero potenzialmente in grado di fare avendo alle spalle una grande azienda e bugdet sostanziosi.

PS: non è comunque vero che i growth hacker lavorano senza budget. Magari il budget sarà limitato, ma c’è. Quello che cambia è il modo di amministrarlo. Questo perché attraverso l’analisi dei dati relativamente alle strategie in atto si può comprendere facilmente cosa stia funzionando e cosa no ed allocare le proprie risorse di conseguenza.

 

Come diventare un growth hacker

La disciplina è effettivamente davvero nuova. Di conseguenza non aspettatevi di certo di trovare all’Università un corso denominato “Principi di growth hacking” da 10 CFU.

Qualora foste interessati ad approfondire la materia possiamo comunque darvi qualche dritta:

  1. Continuare senza dubbio a seguire il nostro blog 😀
  2. Leggere i migliori libri sul growth hacking
  3. Seguire il blog di Sean Ellis growthhackers.com dove troverete news e consigli di vari esperti
  4. Dare una letta al primo blog di Sean Ellis startup-marketing.com
  5. Qualora foste alla ricerca di alcuni corsi avanzati in Italia vi consigliamo di dare uno sguardo al corso di Tag Innovation School, o se ci spizzicate con l’inglese a quello di Growth Tribe ad Amsterdam. Entrambe le scuole propongono degli interessenti Growth Hacking Master.

Al momento dal punto di vista dei libri non sono presenti in commercio testi in italiano, but stay tooned perché c’è un interessante work in progress a cui sto lavorando 😉

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About Fabio Morelli

Mi definisco un “multipotenziale” grazie alla varietà di skills, interessi ed esperienze che possiedo.
Ho avuto modo di lavorare in diverse startup occupandomi di Digital Marketing, SEO e Growth Hacking.
Attualmente lavoro come SEO Specialist presso Accenture.

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