Che cos'è il growth hacking

Introduzione

Recentemente sta divenendo sempre più popolare nel mondo del marketing e delle startup il termine “growth hacking”.

Il “movimento” del growth hacking ha origine nella Silicon Valley (tanto per cambiare) ed è stato coniato da Sean Elliss, l’uomo dietro al successo di Drop Box e di altre startup d’oltre oceano.

Per i più impavidi qui lo storico articolo in lingua inglese scritto da Sean.

growth hacking Sean Ellis

Cos’è il growth hacking?

E’ piuttosto difficile dare la definizione di una parola che descrive una disciplina di cui non esiste il cosiddetto “manuale delle istruzioni”.

Ad ogni modo, cercheremo di farvi conoscere di più sull’argomento con una serie di articoli ad hoc, di cui quello che state leggendo ora è solo il primo di una lunga serie.

“Quando una startup è  pronta ad iniziare la propria scalata, la sfida più grande è spesso assumere qualcuno in grado di guidare questa crescita. Un esperto di marketing con determinate capacità ed il giusto approccio può sicuramente portare ottimi risultati una volta che il Product Market Fit ed un efficiente processo di  conversione/monetizzazione sono stati testati.”

In questo modo Sean Ellis inizia a descrivere il fenomeno del growth hacking nel suo famoso articolo sopra citato.

Non solo. Al fine di comprendere veramente l’essenza di questa forma di fare marketing e poter capire cosa sia veramente il growth hacking dobbiamo soffermarci su un’altra definizione data da Sean Ellis sul growth hacking:

“Ritengo che uno dei compiti più importanti per un growth hacker sia migliorare la user experience… alla base di una crescita sostenibile vi dovrebbe essere infatti l’offerta di un esperienza preziosa per l’utente. Un’esperienza preziosa è quella che porta alla fase di retention. Senza retentionnon c’è crescita.”

Perché ho fatto questa puntualizzazione?

Semplicemente perché la maggior parte di definizioni che si trovano online sul growth hacking sono sbagliate.

In effetti se provate a fare una ricerca relativamente al termine growth hacking su Google, troverete definizioni, articoli, guide, e-book e libri di tanti fatidici esperti e guru del fenomeno, tranne di chi ha coniato il termine growth hacker.

Vediamone alcune:

“Un growth hacker è un hacker il cui obiettivo è di far crescere il numero di utenti per un prodotto specifico.”
Mattan Griffl

… il punto di forza di un growth hacker è la propria abilità di focalizzarsi su un singolo obiettivo. Ignorando quasi tutto, si può perseguide il risultato che conta di più: la crescita”
Neil Patel

“[Un growth hacker è] Colui il quale ripone attenzione e passione nel far crescere una metrica attraverso l’uso di una metodologia verificabile e scalabile.”
Aaron Ginn

 

Potete notare quindi come in tutte queste definizioni vengano lasciati fuori proprio i due concetti basilari citati da chi il growth hacking lo ha inventato: il Product Marketing Fit e la User Experience.

E credo che si possa probabilmente affermare che chi ha creato il termine growth hacking abbia una visione più olistica della sua metodologia rispetto a chiunque altro abbia voluto dare la propria versione del fenomeno.

Non voglio certo incolpare nessuno degli esperti sopracitati, che ritengo abbiano senza dubbio voluto esprimere il proprio interesse per una novità in ambito marketing davvero molto figa.
Inoltre, va riconosciuto come abbiano contribuito a far crescere interesse e a fornire comunque informazioni utili su questo fenomeno, ma ad ogni modo credo che fosse una puntualizzazione che andasse fatta.

Quindi a questo punto posso dare anche io la mia definizione di growth hacking targata Fabio Morelli.
Almeno questa è corretta. E non lo dico io eh! Lo dice Sean Ellis 😉

Il growth hacking si configura come quel mix perfetto tra prodotto, User Experience e marketing.
Fabio Morelli

 

Il growth hacking si configura come quel mix perfetto tra prodotto, User Experience e marketing. Condividi il Tweet

Che cos'è il growth hacking

Volendo però descrivere maggiormente il fenomeno del growth hacking lo si può fare definendolo come quell’approccio professionale di marketing che:

  1. Enfatizza al massimo la perfezione del prodotto e del servizio da lanciare sul mercato al fine di raggiungere il Product Market Fit (PMF). Questa viene considerata come la forma principale di marketing da utilizzare. Infatti, un prodotto che risponde veramente alle esigenze degli utenti ha più probabilità di avere successo.
  2. Cerca di fornire all’utente un esperienza unica, in modo da soddisfarne a pieno i propri bisogni e porre le basi per la fase di retention
  3. E’ un mix di creatività, genialità e pazzia
  4. Utilizza soprattutto un mindset differente nell’approcciare i problemi e pensare a delle soluzioni
  5. Si basa in maniera quasi maniacale sull’analisi e lo studio dei dati per prendere decisioni

E se proprio vogliamo individuare quella caratteristica principale che differenzia il growth hacking ed i growth hackers dai professionisti in ambito marketing questa è proprio quel particolare tipo di mindset precedentemente menzionato.

Questo mindset, quindi, si concretizza come l’approccio da adottare nel modo di studiare i problemi, individuare soluzioni e soprattutto perseguire quell’obbiettivo che per un growth hacker è quasi una ragione di vita: crescere! (Ovviamente nell’ottica della startup/azienda per cui sta lavorando dato che solitamente i growth hacker hanno dai 20 anni in su).

E per un growth hacker tutto o quasi è permesso al fine di raggiungere la crescita della propria azienda o startup.

Anche per questo i growth hackers sono definiti come i pirati del marketing!

Che cos'è il growth hacking

Il mindset dei growth hacker

Per farvi capire meglio cosa si intende con l’avere un mindset da growth hacker voglio citarvi un esempio che in realtà  non ha niente a che fare con il marketing o il digital marketing.

Questo esempio parla infatti di hot dog.

Esatto, avete capito bene: hot dog.

Questo esempio parla infatti di Takeru Kobayashi, un ragazzo giapponese che, nel 2001, durante una gara per così dire “a chi mangia più hot dog”, non solo riesce a vincere la competizione, ma è in grado persino di doppiare il record dell’anno precedente di “solo” 25 hot dog.

Una cosa pazzesca penserete voi!

Ma come ci è riuscito?

Takeru Kobayashi

Semplicemente grazie ad un approccio differente, che nessuno prima di quel momento aveva utilizzato.

Takeru infatti separò il wustel dal pane, perché più facile da mangiare, per poi inzuppare il pane nell’acqua, l’unico elemento extra concesso durante la gara.

In questo modo ottenne una poltiglia semplicissima da mangiare e deglutire in maniera veloce, dato che in fin dei conti è proprio il pane l’elemento che richiede più tempo per essere mangiato ed ingoiato.

Grazie a questa idea, come detto, Takeru riesce a stracciare gli altri partecipanti ed ad aggiudicarsi la vittoria.

Questo è un mindset da growth hacker.

 

Chi sono i growth hacker

Non esiste una traduzione letteraria del termine in italiano. Quindi molti traducono il termine “growth hacker” con “pirata del marketing“.

Vi starete chiedendo perchè proprio pirata del marketing?

Le ragioni sono principalmente due: la prima riguarda l’approccio utilizzato dai growth hacker nel fare marketing. Un approccio che va contro le classiche regole del gioco. Un approccio che è sia creativo e a volte ai limiti dell’etica. Un approccio che potremmo quindi definire non da manuale. Difficilmente infatti trovere qualche strategia di growth hacking in un libro di marketing classico. 😀

Il secondo motivo riguarda il cosiddetto funnel del pirata utilizzato dai growth hacker A.A.R.R.R che effettivamente suona proprio come il verso di un pirata.
La sigla sta per aquisition, activation, retention, referral revenue.

I growth hacker hanno un mix di conoscenze nel proprio background, che gli permettono di attingere da diversi settori per ideare i propri hack. Queste conoscenze variano in ambiti attinenti il digital marketing e vanno dal copy writing, alla programmazione, fino alla SEO, l’analisi dei dati e molto altro. Questo fa dei growth hacker dei professionisti definiti T-shaped.

Se vuoi approfondire l’argomento e scoprire di più su chi sono i growth hacker leggi questo articolo.

 

Nei prossimi articoli scopriremo di più sul mondo del growth hacking, su chi siano i growth hacker e storie di successo di aziende come Airbnb, Dropbox, Instagram, Snapchat, ecc. che hanno raggiunto la fama che conosciamo oggi proprio grazie al growth hacking.

Tuttavia, il primo concetto che deve passare a chi vuole interessarsi di growth hacking o entrare in questo mondo è il mindset. Non mi stancherò di ripeterlo.

Nel growth hacking del resto non vi è alcun manuale delle istruzioni con delle regolette da seguire, solamente tanta voglia di sperimentare idee, soluzioni ed approcci diversi ed innovativi.

Provare cose cose che magari nessuno prima d’ora aveva pensato di fare al fine di trovare quel giusto hack per far crescere il vostro business.

Qeullo del growth hacking è quindi senza alcun dubbio il giusto mindset da avere in un momento in cui il mercato è così competitivo che gli approcci del marketing classico non funzionano più.

E proprio per questo motivo il growth hacking va considerato come il futuro del marketing!

Libri di growth hacking

Attualmente, dal punto di vista bibliografico, il tema del growth hacking non presenta un grandissimo numero di letture.

Tuttavia, qualora volessi approfondire maggiormente il tema sul growth hacking oltre a continuare a leggere il nostro blog (ovviamente) puoi dare uno sguardo a questo articolo dove ho raaccolto i migliori libri sul growth hacking. 😉

 

About Fabio Morelli

Mi definisco un "multipotenziale" grazie alla varietà di skills, interessi ed esperienze che possiedo. Ho avuto modo di lavorare in diverse startup occupandomi di Digital Marketing, SEO e Growth Hacking. Attualmente lavoro come SEO Specialist presso Accenture.
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